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19 novembre

Le 4 Candele

Le quattro candele, bruciando, si consumavano lentamente.
Il luogo era talmente silenzioso,
che si poteva ascoltare la loro conversazione.

La prima diceva:
"IO SONO LA PACE,
ma gli uomini non mi vogliono:
penso proprio che non mi resti altro da fare
che spegnermi!"
Così fu e, a poco a poco, la candela si lasciò spegnere completamente.

La seconda disse:
"IO SONO LA FEDE
purtroppo non servo a nulla.
Gli uomini non ne vogliono sapere di me,
non ha senso che io resti accesa".
Appena ebbe terminato di parlare, una leggera brezza soffiò su di lei e la spense.

Triste triste, la terza candela a sua volta disse:
"IO SONO L'AMORE
non ho la forza per continuare a rimanere accesa.
Gli uomini non mi considerano
E non comprendono la mia importanza.
Troppe volte preferiscono odiare!"
E senza attendere oltre, la candela si lasciò spegnere.

...Un bimbo in quel momento entrò nella stanza
e vide le tre candele spente.
"Ma cosa fate! Voi dovete rimanere accese,
io ho paura del buio!"
E così dicendo scoppiò in lacrime.

Allora la quarta candela, impietositasi disse:
"Non temere, non piangere:
finchè io sarò accesa, potremo sempre
riaccendere le altre tre candele:
IO SONO LA SPERANZA"

Con gli occhi lucidi e gonfi di lacrime,
il bimbo prese la candela della speranza e riaccese tutte le altre.

CHE NON SI SPENGA MAI LA SPERANZA
DENTRO IL NOSTRO CUORE...

...e che ciascuno di noi possa essere
lo strumento, come quel bimbo,
capace in ogni momento di riaccendere
con la sua Speranza,
la FEDE, la PACE e l'AMORE.



30 ottobre

Il dono più bello

Il settimo giorno, terminata la Creazione,
Dio dichiarò che era la sua festa.
Tutte le creature, nuove di zecca,
si diedero da fare per regalare a Dio la cosa più bella che potessero trovare.
Gli scoiattoli portarono noci e nocciole;
i conigli carote e radici dolci;
le pecore lana soffice e calda;
le mucche latte schiumoso e ricco di panna.
Miliardi di angeli si disposero in cerchio, cantando una serenata celestiale.
L’uomo aspettava il suo turno, ed era preoccupato.
"Che cosa posso donare io?
I fiori hanno il profumo, le api il miele,
perfino gli elefanti si sono offerti di fare la doccia a Dio
con le loro proboscidi per rinfrescarlo.. . ".
L’uomo si era messo in fondo alla fila e continuava a scervellarsi.
Tutte le creature sfilavano davanti a Dio e depositavano i loro regali.
Quando rimasero solo più alcune creature davanti a lui, la chiocciola,
la tartaruga e il bradipo poltrone, l’uomo fu preso dal panico.
Arrivò il suo turno.
Allora l’uomo fece ciò che nessun animale aveva osato fare.
Corse verso Dio e saltò sulle sue ginocchia,
lo abbracciò e gli disse: "Ti voglio bene!"
Il volto di Dio si illuminò e tutta la creazione capì
che l’uomo aveva fatto a Dio il dono più bello.

Ancora oggi il dono più bello che possiamo donare a Dio è il nostro amore! Lasciamoci sedere sulle ginocchia di Dio nostro Padre, anche se siamo lontani, anche se siamo arrabbiati, anche se non capiamo, anche se conosciamo già il suo amore... perché è troppo bello sentirsi ridire da lui: Figlio, anch'Io ti voglio bene!
Buona giornata!
don Claudio SdB


29 ottobre

Le persone

Le persone sono spesso irragionevoli, illogiche ed egocentriche;
Perdonale comunque.
Se sei gentile, le persone potrebbero accusarti di essere egoista, di avere secondi fini;
Sii gentile comunque.
Se hai successo, troverai dei falsi amici e dei veri nemici;
Abbi successo comunque.
Se sei onesto e franco, le persone potrebbero ingannarti;
Sii onesto e franco comunque.
Ciò che per anni hai costruito, potrebbe essere improvvisamente distrutto da qualcuno.
Costruisci comunque.
Se trovi la serenità e la pace, esse potrebbero essere invidiose;
Sii felice comunque.
Il bene che oggi fai, domani le persone potrebbero dimenticarlo;
Fa' il bene comunque.
Da' al mondo il meglio che hai e potrebbe non essere mai abbastanza;
Da' al mondo il meglio che hai comunque.
Come vedi, in ultima analisi, tutto avviene tra te e Dio.
Non è mai stato in alcun modo tra te e loro

Madre Teresa di Calcutta



28 ottobre

don Tonino Bello ai giovani

“Ci vuole audacia.
La vita che state vivendo vivetela in modo denso. Perché non tornerà più.
E non abbiate paura di entusiasmarvi per le cose.
Molti di voi hanno paura. Hanno paura che un giorno la Storia, il loro futuro possa ridacchiare sul loro presente. Molti hanno paura di esporsi. Per non correre il rischio di subire il contraccolpo di questa disunione tra i sogni di oggi e la realtà di domani, preferiscono non sognare.
E questo significa dare le dimissioni dalla Vita.
Aver paura di entusiasmarsi oggi, alla vostra età, significa suicidio.
Non abbiate paura di entusiasmarvi.
Non siete inutili, siete irripetibili.”

don Tonino Bello


25 ottobre

SII FELICE ORA...

Non aspettare di finire l'università,
di innamorarti,
di trovare lavoro,
di sposarti,
di avere figli,
di vederli sistemati,
di perdere quei dieci chili,
che arrivi il venerdì sera o la domenica mattina,
la primavera,
l'estate,
l'autunno o l'inverno…
Non c'è momento migliore di questo per essere felice…
La felicità è un percorso, non una destinazione. Lavora come se non avessi bisogno di denaro, ama come se non ti avessero mai ferito e balla… come se non ti vedesse nessuno.
Ricordati che la pelle avvizzisce,
i capelli diventano bianchi e i giorni diventano anni…
Ma l'importante non cambia: la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è il piumino che tira via qualsiasi ragnatela.
Dietro ogni traguardo cioè una nuova partenza. Dietro ogni risultato c'è un'altra sfida.
Finché sei vivo, sentiti vivo.
Vai avanti, anche quando tutti si aspettano che lasci perdere.

(Madre Teresa di Calcutta)



25 settembre

Vuoi telefonare a Dio?

Controlla che il prefisso sia giusto.
-Non comporre il numero senza pensarci bene per non fare una telefonata a vuoto.
-Non irritarti quando senti il segnale di «occupato ». Attendi e riprova.
-Sei certo di avere composto il numero giusto?
-Ricorda che una conversazione telefonica con Dio non è un monologo.
-Non parlare continuamente tu, ma ascolta che cosa ha da dirti Lui.
-Se la comunicazione si interrompe, verifica se sei stato tu ad aver interrotto il collegamento.
-Non abituarti a chiamare Dio unicamente in casi di emergenza, scegliendo solo il numero di pronto intervento.
-Non telefonare a Dio solo alle ore della « tariffa ridotta », ossia prevalentemente di domenica.
-Anche nei giorni feriali dovrebbe esserti possibile una breve chiamata ad intervalli regolari.
-Ricordati che le telefonate con Dio sono senza scatti.
-Non dimenticarti di richiamare Dio che ti lascia incessantemente messaggi sulla tua segreteria telefonica.

N.B.: Se nonostante l’osservazione di queste norme, la comunicazione risulta difficile, rivolgiti con fiducia allo Spirito Santo:

Egli riattiverà la linea.

Se il tuo apparecchio non funziona per niente, portalo al seminario di riparazione che si chiama anche il sacramento del perdono.
Qualsiasi apparecchio è garantito a vita e sarà rimesso a nuovo da un trattamento gratuito.


16 settembre

Cambia strategia...

 Un giorno, un uomo non vedente stava seduto sui gradini di un edificio con un cappello ai suoi piedi ed un cartello recante la scritta: "Sono cieco, aiutatemi per favore".
Un pubblicitario che passeggiava lì vicino si fermò e notò che aveva solo pochi centesimi nel suo cappello.
Si chinò e versò altre monete. Poi, senza chiedere il permesso dell'uomo, prese il cartello, lo girò e scrisse un'altra frase.
Quello stesso pomeriggio il pubblicitario tornò dal non vedente e notò che il suo cappello era pieno di monete e banconote.
Il non vedente riconobbe il passo dell'uomo: chiese se fosse stato lui ad aver riscritto il suo cartello e cosa avesse scritto.
Il pubblicitario rispose "Niente che non fosse vero. Ho solo riscritto il tuo in maniera diversa", sorrise e andò via.
Il non vedente non seppe mai che ora sul suo cartello c'è scritto: "Oggi è primavera... ed io non la posso vedere."

Cambia la tua strategia quando le cose non vanno bene e vedrai che sarà per il meglio.
Abbi fede: ogni cambiamento che Dio fa per la nostra vita è il meglio per noi...Dio vuole il nostro bene


 
20 giugno

Un saluto veloce...

Ogni giorno a mezzogiorno, un giovane si affacciava sulla porta della chiesa e ripartiva qualche minuto più tardi.
Portava un camiciotto a quadri e i jeans sdruciti, come tutti i giovani della sua età. Aveva in mano un sacchetto di carta con i panini per il pranzo. Isospettito, il parroco gli domandò che cosa ci venisse a fare. Perchè, con i tempi che corrono, c'è gente che ruba anche in chiesa.
<<Vengo a pregare>> rispose il giovane.
<<Pregare... Come fai a pregare così velocemente?>>.
<<Beh... tutti i giorni mi affaccio in questa chiesa a mezzogiorno e dico soltanto: "Gesù, è Jim", poi me ne vado. E' una piccola preghiera, ma sono sicuro che Lui mi ascolta>>.
Qualche giorno dopo, per un incidende sul lavoro, il giovane fu trasportato all'ospedale con alcune fratture molto dolorose.
Fu sistemato in una camera con altri ricoverati. Il suo arrivo cambiò il reparto. Dopo un paio di giorni la sua camera era diventata un punto d'incontro per tutti i pazienti del corridoio. Giovani e anziani si davano appuntamento intorno al suo letto e lui aveva un sorriso e una battuta d'incoraggiamento per tutti.
Venne a visitarlo anche il parroco e, accompagnato da un'infermiera, si recò accanto al letto del giovane.
<<Mi hanno detto che sei molto malconcio, ma che nonostante questo conforti tutti gli altri. Come fai?>>
<<E' grazie a uno che mi viene a trovare tutti i giorni a mezzogiorno>>.
L'infermiera lo interruppe:<<Ma non c'è nessuno che viene a mezzogiorno>>.
<<Oh sì! Viene tutti i giorni, si affaccia alla porta della camera e dice: "Jim è Gesù" e se ne va>>.

Se non sentiamo la risposta alle nostre preghiere è perchè in fondo non ce l'aspettiamo.

30 maggio

LA FINESTRA

Due uomini, entrambi gravemente ammalati, occupavano la stessa stanza di ospedale. A uno dei due era permesso di drizzarsi a sedere per un’ora ogni pomeriggio per aiutare il drenaggio dei fluidi nei polmoni. Il suo letto era proprio accanto l’unica finestra della stanza. L’altro uomo invece doveva starsene sdraiato tutto il tempo sulla schiena. I due uomini chiacchieravano all’infinito: parlavano delle loro mogli e le loro famiglie, la loro casa, il lavoro, l’impegno del servizio militare, o dove avevano passato le vacanze.
Ogni pomeriggio, l’uomo vicino alla finestra, quando poteva stare seduto, passava il tempo a descrivere al suo compagno di stanza tutte le cose che poteva vedere fuori, tanto che l’altro cominciò a vivere solo per quei periodi di una ora quando il suo mondo si sarebbe allargato e ravvivato da tutta l’attività e il colore dell’universo là fuori.
La finestra dava su un parco con un laghetto delizioso. Anatre e cigni giocavano sull’acqua mentre i bambini facevano navigare le loro barchette. Giovani coppie di innamorati camminavano abbracciati in mezzo a fiori di tutti i colori, mentre si poteva vedere in lontananza una bellissima vista della città.
Mentre l’uomo vicino alla finestra descriveva questi squisiti dettagli, l’altro chiudeva gli occhi immaginando la pittoresca scena. Un caldo pomeriggio, l’uomo alla finestra descrisse il passaggio di una banda. Sebbene egli non potesse sentirla, poteva vederla con l’occhio della sua mente mentre il compagno di stanza vicino alla finestra gliela rappresentava con parole ricche di particolari.
Giorni e settimane passarono. Un mattino, entro’ l’infermiera di turno con dell’acqua perché si lavassero, ma trovò l’uomo vicino alla finestra privo di vita, sembrava fosse morto nel sonno, pieno di pace. L’infermiera si rattristò molto e chiamò i portantini per portar via il corpo.
Appena gli sembrò opportuno, l’altro uomo chiese se poteva essere spostato vicino alla finestra. L’infermiera fu felice di accontentarlo e, assicuratasi che tutto fosse a posto, lo lasciò solo.
Lentamente, l’uomo si tirò su a fatica su un gomito e si sforzò pian piano per girarsi verso la finestra per guardare fuori. Davanti alla finestra non c’era che un muro bianco.
L’uomo chiamò l’infermiera e le domandò cosa avesse potuto spingere il compagno scomparso a descrivere quelle cose meravigliose fuori della finestra. L’infermiera rispose che l’uomo era cieco e non avrebbe potuto vedere neanche il muro. Forse, disse, voleva solo incoraggiarla….

Conclusione:
C’è tanta felicità nel rendere gli altri felici, nonostante la nostra propria situazione. l'angoscia condivisa dimezza il dolore, ma la felicità, quando viene condivisa, si raddoppia.
Se vuoi sentirti ricco, elenca tutte le cose che hai che il denaro non puo’ comprare.
“L’oggi è un dono, ecco perché si chiama presente”……


L'amore

Una bambina torna dalla casa di una vicina alla quale era appena morta, in modo tragico, la figlioletta di otto anni. "Perché sei andata?" le domandò il padre. "Per consolare la sua mamma". "E che potevi fare, tu così piccola, per consolarla?" "Le sono salita in grembo e ho pianto con lei". Se accanto a te c'è qualcuno che soffre, piangi con lui. Se c'è qualcuno che è felice, ridi con lui. Amare è partecipare, completamente, con tutto l'essere. L'amore sconvolge tutte le regole della matematica. Perché è l'unico tesoro che si moltiplica per divisione. E' l'unico dono che aumenta quanto più ne sottrai. L'amore sconvolge tutte le regole dell'economia. Perché è l'unica impresa nella quale più si spende e più si guadagna. Regalalo, buttalo via, spargilo ai quattro venti, vuotati le tasche e domani ne avrai più di prima.
don Caio!


16 maggio

Il silenzio

Per favore. Lasciatemi, una volta tanto, prendere la parola.
Lo so che è paradossale che il silenzio parli. E' contrario al mio carattere schivo e riservato.
Però sento il dovere di parlare: voi uomini non mi conoscete abbastanza!
Ecco, quindi, qualcosa di me.
Intanto le mie origini sono assolutamente nobili.
Prima che il mondo fosse, tutto era silenzio. Non un silenzio vuoto, no, ma traboccante.
Così traboccante che una parola sola detta dentro di me ha fatto tutto!
Poi, però, ho dovuto fare i conti con una lama invisibile che mi taglia dentro: il rumore!
Ebbene lasciate che ve lo dica subito: non immaginate cosa perdete ferendomi! Il baccano non vi dà mai una mano!
Io, invece, sì.
Io sono un'officina nella quale si fabbricano le idee più profonde, dove si costruiscono le parole che fanno succedere qualcosa.
Io sono come l'uovo del cardellino: la custodia del cantare e del volare. Simpatico, no?
Io segno i momenti più belli della vita: quello dei nove mesi, quello delle coccole, quello dello sguardo degli innamorati...
Segno anche i momenti più seri: i momenti del dolore, della sofferenza, della morte.
No, non mi sto elogiando, ma dicendo la pura verità.
Io mi inerpico sulle vette ove nidificano le aquile. Io scendo negli abissi degli oceani. Io vado a contare le stelle...
Io vi regalo momenti di pace, di stupore, di meraviglia.
Io sono il sentiero che conduce al paese dell'anima. Sono il trampolino di lancio della preghiera. Sono, addirittura, il recinto di Dio!
Ecco qualcosa di me.
Scusatemi se ho interrotto i vostri rumori e le vostre chiacchiere.
Prima di lasciarci, però, permettete che riassuma tutto in sole quattro parole:
Custoditemi e sarete custoditi!
Proteggetemi e sarete protetti!

Dal vostro primo alleato
Il Silenzio

(P. Pellegrino)
11 aprile

AUGURI DI BUONA PASQUA

Dato che tra non molto sarò impegnato praticamente quasi tutto il giorno nelle confessioni e nelle celebrazioni pasquali, approfitto ora per fare gli AUGURI di BUONA PASQUA a tutti!
Possiate lasciar riempire di felicità autentica le vostre vite! Quella felicità che rimane anche nella tempesta perché nasce dal Cristo Risorto. Possa prende dimora nei vostri cuori... Buona Pasqua!
Vostro, don Caio SdB
12 febbraio

Ben ritrovati!

Carissimi Amici,
innanzitutto un forte abbraccio di cuore in Gesù!!! Che dirvi... è proprio da tantissimo tempo che non accedo al mio blog, vuoi per gli impegni, vuoi perché la nuova versione mi risulta a volte complicata e meno immediata, vuoi per altro... ma fino ad oggi sono stato latitante! Vedo con immensa gratitudine che voi invece avete continuata a venirmi a trovare! Grazie!
Vi lascio questa storiella molto bella che un amico mi ha inviato! Mi è piaciuta... ve la lascio!

Era una mattinata movimentata, quando un anziano gentiluomo di un'ottantina di anni arrivó per farsi rimuovere dei punti da una ferita al pollice.
Disse che aveva molta fretta perché aveva un appuntamento alle 9:00.
Rilevai la pressione e lo feci sedere, sapendo che sarebbe passata oltre un'ora prima che qualcuno potesse vederlo.
Lo vedevo guardare continuamente il suo orologio e decisi, dal momento che non avevo impegni con altri pazienti, che mi sarei occupato io della ferita.
Ad un primo esame, la ferita sembrava guarita: andai a prendere gli strumenti necessari per rimuovere la sutura e rimedicargli la ferita.
Mentre mi prendevo cura di lui, gli chiesi se per caso avesse un altro appuntamento medico dato che aveva tanta fretta.
L'anziano signore mi rispose che doveva andare alla casa di cura per far colazione con sua moglie.
Mi informai della sua salute e lui mi raccontó che era affetta da tempo dall'Alzheimer.
Gli chiesi se per caso la moglie si preoccupasse nel caso facesse un po' tardi.
Lui mi rispose che lei non lo riconosceva giá da 5 anni.
Ne fui sorpreso, e gli chiesi. 'E va ancora ogni mattina a trovarla anche se non sa chi é lei'?
L'uomo sorrise e mi batté la mano sulla spalla dicendo: ''Lei non sa chi sono, ma io so ancora perfettamente chi é lei"
Dovetti trattenere le lacrime...Avevo la pelle d'oca e pensai:
"Questo é il genere di amore che voglio nella mia vita".
Il vero amore non é né fisico né romantico. Il vero amore é l'accettazione di tutto ció che é, é stato, sará e non sará.
Le persone piú felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ció che hanno.
La vita non é una questione di come sopravvivere alla tempesta, ma di come danzare nella pioggia.



Spero vi sia piaciuta!
Sempre vostro in Gesù,
don Caio SdB

23 dicembre

AUGURI

Carissimi amici,
in questi giorni e nei prossimi faccio molta fatica potermi collegare e seguire il blog. Si sa che sotto le feste gli impegni per noi sacerdoti si moltiplicano. E così tra messe, confessioni, visite, campi con i giovani e quant'altro, sarò assente dal mondo del web (se non per soli eventuali pochi minuti) fino al 29 di dicembre.
Colgo questa occasione per donarvi i miei più sinceri auguri di
Buon Natale e di buone feste!
 
 
Vi ricordo e porto tutti nella mia preghiera... se potete chiedo anche a voi un piccolo ricordo nelle vostre!
Ancora a tutti voi, tantissimi auguri!
Vostro don Caio SdB   
14 dicembre

LE DIECI STRADE DEL NATALE

Se sei triste, rallegra il tuo cuore: Natale è gioia.

Se hai dei nemici, riconciliati con loro: Natale è pace.

Se hai degli amici, vai a trovarli: Natale è incontro.

Se vedi dei poveri attorno a te, aiuta: Natale è carità.

Se sei orgoglioso, umiliati: Natale è umiltà.

Se hai dei debiti, pagali: Natale è giustizia.

Se hai peccato, convertiti: Natale è grazia.

Se hai dei dubbi, rafforza la tua fede: Natale è luce.

Se vivi nell’errore, correggiti: Natale è Verità.

Se porti rancore o odio, perdona: Natale è amore.

 

Buon Avvento e buona preparazione al Santo Natale.

      

AMAMI COME SEI (Gesù parla a un'anima)

Mi è piaciuta tanto: ringrazio fabiola per avermela inviata.
 

"Conosco la tua miseria, le lotte e le tribolazioni della tua anima, le deficienze e le infermità del tuo corpo: - so la tua viltà, i tuoi peccati, e ti dico lo stesso: "Dammi il tuo cuore, amami come sei...". Se aspetti di essere un angelo per abbandonarti all'amore, non amerai mai. Anche se sei vile nella pratica del dovere e della virtù, se ricadi spesso in quelle colpe che vorresti non commettere più, non ti permetto di non amarmi. Amami come sei. In ogni istante e in qualunque situazione tu sia, nel fervore o nell'aridità, nella fedeltà o nella infedeltà, amami come sei.., Voglio l'amore del tuo povero cuore; se aspetti di essere perfetto, non mi amerai mai. Non potrei forse fare di ogni granello di sabbia un serafino radioso di purezza, di nobiltà e di amore ? non sono io l'Onnipotente ?E se mi piace lasciare nel nulla quegli esseri meravigliosi e preferire il povero amore del tuo cuore, non sono io padrone del mio amore? Figlio mio, lascia che Ti ami, voglio il tuo cuore. Certo voglio col tempo trasformarti ma per ora ti amo come sei... e desidero che tu faccia lo stesso; io voglio vedere dai bassifondi della miseria salire l'amore. Amo in te anche la tua debolezza, amo l'amore dei poveri e dei miserabili; voglio che dai cenci salga continuamente un gran grido: "Gesù ti amo". Voglio unicamente il canto del tuo cuore, non ho bisogno né della tua scienza, né del tuo talento. Una cosa sola m'importa, di vederti lavorare con amore. Non sono le tue virtù che desidero; se te ne dessi, sei così debole che alimenterebbero il tuo amor proprio; non ti preoccupare di questo. Avrei potuto destinarti a grandi cose; no, sarai il servo inutile; ti prenderò persino il poco che hai ... perché ti ho creato soltanto per l'amore. Oggi sto alla porta del tuo cuore come un mendicante, io il Re dei Re! Busso e aspetto; affrettati ad aprirmi. Non allegare la tua miseria; se tu conoscessi perfettamente la tua indigenza, morresti di dolore. Ciò che mi ferirebbe il cuore sarebbe di vederti dubitare di me e mancare di fiducia. Voglio che tu pensi a me a ogni ora del giorno e della notte; voglio che tu faccia anche l’azione più insignificante solo per amore. Conto su di te per darmi gioia… Non ti preoccupare di non possedere virtù: ti darò le mie. Quando dovrai soffrire, ti darò la forza. Mi hai dato l’amore, ti darò di saper amare al di là di quanto puoi sognare… Ma ricordati… amami come sei… Qualunque cosa accada, non aspettare di essere santo per abbandonarti all’amore, non mi ameresti mai…"

 

      

01 dicembre

Avvento: tempo per imparare a ringraziare

   GRAZIE!

 

Chi non sa ringraziare, non sa nemmeno accogliere e donare!

Purtroppo oggi siamo troppo impegnati ad accumulare, a pretendere, a dare tutto per scontato… per ricordarci di questa bellissima parola: GRAZIE!!!

 

Due contadini lavoravano in due campi attigui. Giorno dopo giorno, anno dopo anno,  e uno simile all’altro, la loro vita trascorreva identica.
Sempre chini sulla terra a seminare o a raccogliere, essi non si scambiavano mai una parola per non perdere tempo, perché in campagna, si sa, il tempo è denaro.
Uno dei due, però, di tanto in tanto si rizzava in su, stendeva larghe le braccia e col cuore lodava il Signore.
L’altro con la coda dell’occhio guardava e tra se pensava: «Quello è un po’ tocco!». Il raccolto, a fine stagione, dava entrambi uguale profitto. Dio ricompensava allo stesso modo sia chi lo lodava con la preghiera, sia chi lavorava più sodo.
Venne infine il giorno in cui i due, a causa dell’età avanzata, dovettero abbandonare i loro campi; e colui che soleva lodare il Signore, ancora una volta, si drizzò e stese le braccia al cielo in segno di ringraziamento; ma l’altro rimase giù chino. Non riusciva più a sollevar la schiena. 


 Grazie mille!!! Prego ..…… (di niente; imbecille; di cosa?…)! Avete già scelto cosa aggiungere? Dalla risposta che avete dato, potete riflettere sul vostro senso di gratitudine.

            Purtroppo oggi siamo troppo impegnati ad accumulare, a pretendere, a dare tutto per scontato… per ricordarci di questa bellissima parola: GRAZIE!!!

Non ci accorgiamo di quanti doni quotidianamente riceviamo dalle persone che abbiamo accanto, dagli amici, dai genitori, dai figli e così non siamo più in grado di aprire il nostro cuore ai piccoli e semplici gesti d’amore che essi ci rivolgono. Ci chiudiamo in noi stessi, nel nostro piccolo mondo, incapaci di aprirci e donarci agli altri. Ci stupiamo quando qualcuno ci rifiuta qualcosa, quando le cose non sono come sempre, quando qualcuno dice: ora arrangiati! Quasi ci arrabbiamo, se ciò che attendevamo non si realizza. Siamo scontenti, non ci accontentiamo, non siamo capaci di amare e peggio ancora di lasciarci amare.

Tra pochi giorni sarà Natale e il nostro Signore tornerà a chiederci se abbiamo un posto nel nostro cuore per lasciarlo nascere. Ci chiederà ancora una volta di aprire le nostre braccia per accoglierlo e lasciarci ricolmare dei suoi doni. Non so quanti di noi però riusciranno a commuoversi e a far nascere dalle proprie labbra e soprattutto dal proprio cuore questa ricchissima parola: GRAZIE!!!

E’ importante educarci personalmente e reciprocamente al senso della gratitudine, non solo per sentirsi in pace con se stessi, o quale pegno da restituire, ma soprattutto per scoprire quanto siamo amati, per renderci conto che quello che siamo e abbiamo lo dobbiamo ad un Altro. Dire grazie è un’aprire nuovi incontri, nuovi orizzonti, è scoprire dentro di se la capacità di stupirsi, di voler bene senza pretese, di saper cambiare i cuori e la forza di piegare al sorriso anche il volto più marmoreo. E’ il lasciar nascere dentro se gli stessi sentimenti di Dio.

Purtroppo siamo spesso disattenti e così ci troviamo a ferire chi più ci ama perché non siamo in grado di cogliere quanto di sé ci sta dicendo e ci sta facendo dono; altre volte ci sentiamo abbandonati, addolorati, incompresi perché nessuno si accorge di quanto stiamo dicendo. Il saper dire grazie significa dire all’altro:  «Per me sei importante, quello che sei e quello che fai per me sono importanti, sei nei miei pensieri, sei nel mio cuore».

A causa del nostro cuore rattrappito non ci accorgiamo della fatica altrui nel suo camminare ritenendo magari banale o minimo il suo venirci incontro. Anche grandi passi siamo in grado di svilirli con semplici battute, senza pensare alla sofferenza dell’altro, al suo impegno, al suo amarci. Saper dire grazie significa riconoscere questo sforzo, apprezzare quanto di buono c’è in lui, è il rendersi conto che per primi siamo noi ad esser chiamati a camminare verso l’altro. In fondo perché dare qualcosa agli altri se a me non danno nulla? Questo è il pensiero che ci coglie di fronte alle mani aperte di chi ci sta accanto. Ci sembra sempre che chiedano, ed invece il più delle volte offrono. Vediamo le mani vuote ed in realtà sono colme dei doni più veri.

Uscire dalla logica dell’egoismo, però, non è semplice, esige prima di tutto cambiare il proprio cuore, saper soffrire per il bene dell’altro, saper immolare se stessi per lasciar posto all’altro. Dire grazie anche quando ci costa ci fa rivivere l’esperienza di Maria a cui sotto la croce è stato chiesto di saper donare Colui che aveva accolto nel grazie del Magnificat.

Ringraziare è talmente importante che nella  nostra esperienza cristiana abbiamo chiamato il Sacramento più importante Eucaristia, ovvero, Ringraziamento. E’ questo a far sì che la nostra vita possa essere ricolma di gioia, la Vera gioia, è questo a rendere il nostro vivere un inno di lode per quanti ci incontrano.

Impariamo a ringraziare, a non chiudere gli occhi e il cuore a quanti ci amano, impariamo ad accogliere, a lasciarci amare. Non priviamoci da soli della gioia di sentirsi amati, di sentirsi importanti, del sentirsi scelti e privilegiati dallo sguardo innamorato di Qualcuno. Aiutiamoci a vincere il nostro egoismo, aiutiamoci ad aprire gli occhi e il cuore, aiutiamoci a smuoverci dalle nostre convinzioni che valgono da assoluti rendendoci sospettosi e sempre pronti al lamento.

Dice un proverbio: se cominciassimo a ringraziare Dio dei doni che ci fa ogni giorno, non avremmo più tempo per lamentarci di nulla.

A tutti voi che avete letto fino a qui diciamo allora il nostro più sincero grazie: «Grazie per averci donato un po’ del vostro tempo, della vostra attenzione».

A tutti voi che avete letto fino a qui auguriamo poi di saper coltivare un cuore capace di gratitudine, capace di allargare le braccia per accogliere l’Amore che nasce, e in grado di “spezzarsi” per farsi dono a sua volta. A tutti Buon Avvento e Buon Natale.

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22 novembre

Ritiri I superiori

Non ho ancora scritto nulla sui ritiri delle seconde che già mi trovo di ritorno dalla settimana di ritiri con le prime superiori.
Ringrazio Dio per questi giorni. Fisicamente ne esco distrutto... e infatti ora vado a letto!!!    Spiritualmente invece ne esco edificato e decisamente rinvigorito!
Lunedì pregavo il Signore di darmi una mano per resistere... questa sera la mia preghiera è di lode e di ringraziamento... Il mio pensiero più grande comunque va ai "miei" ragazzi di prima superiore (e oltre)! Lo Spirito Santo gli aiuti a conservare nel cuore il deisiderio di vita! Ricordatevi... non siamo chiamati ad essere tiepidi, ma incendiati di passione e amore per la vita   , guardando ai nostri compagni di viaggio con lo supore di chi scopre un miracolo. Riscoprite la vostra preziosità e non abbiate paura nello splendere come astri nel mondo! 
 
   
in Gesù Risorto
don Caio SdB