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    May 30

    LA FINESTRA

    Due uomini, entrambi gravemente ammalati, occupavano la stessa stanza di ospedale. A uno dei due era permesso di drizzarsi a sedere per un’ora ogni pomeriggio per aiutare il drenaggio dei fluidi nei polmoni. Il suo letto era proprio accanto l’unica finestra della stanza. L’altro uomo invece doveva starsene sdraiato tutto il tempo sulla schiena. I due uomini chiacchieravano all’infinito: parlavano delle loro mogli e le loro famiglie, la loro casa, il lavoro, l’impegno del servizio militare, o dove avevano passato le vacanze.
    Ogni pomeriggio, l’uomo vicino alla finestra, quando poteva stare seduto, passava il tempo a descrivere al suo compagno di stanza tutte le cose che poteva vedere fuori, tanto che l’altro cominciò a vivere solo per quei periodi di una ora quando il suo mondo si sarebbe allargato e ravvivato da tutta l’attività e il colore dell’universo là fuori.
    La finestra dava su un parco con un laghetto delizioso. Anatre e cigni giocavano sull’acqua mentre i bambini facevano navigare le loro barchette. Giovani coppie di innamorati camminavano abbracciati in mezzo a fiori di tutti i colori, mentre si poteva vedere in lontananza una bellissima vista della città.
    Mentre l’uomo vicino alla finestra descriveva questi squisiti dettagli, l’altro chiudeva gli occhi immaginando la pittoresca scena. Un caldo pomeriggio, l’uomo alla finestra descrisse il passaggio di una banda. Sebbene egli non potesse sentirla, poteva vederla con l’occhio della sua mente mentre il compagno di stanza vicino alla finestra gliela rappresentava con parole ricche di particolari.
    Giorni e settimane passarono. Un mattino, entro’ l’infermiera di turno con dell’acqua perché si lavassero, ma trovò l’uomo vicino alla finestra privo di vita, sembrava fosse morto nel sonno, pieno di pace. L’infermiera si rattristò molto e chiamò i portantini per portar via il corpo.
    Appena gli sembrò opportuno, l’altro uomo chiese se poteva essere spostato vicino alla finestra. L’infermiera fu felice di accontentarlo e, assicuratasi che tutto fosse a posto, lo lasciò solo.
    Lentamente, l’uomo si tirò su a fatica su un gomito e si sforzò pian piano per girarsi verso la finestra per guardare fuori. Davanti alla finestra non c’era che un muro bianco.
    L’uomo chiamò l’infermiera e le domandò cosa avesse potuto spingere il compagno scomparso a descrivere quelle cose meravigliose fuori della finestra. L’infermiera rispose che l’uomo era cieco e non avrebbe potuto vedere neanche il muro. Forse, disse, voleva solo incoraggiarla….

    Conclusione:
    C’è tanta felicità nel rendere gli altri felici, nonostante la nostra propria situazione. l'angoscia condivisa dimezza il dolore, ma la felicità, quando viene condivisa, si raddoppia.
    Se vuoi sentirti ricco, elenca tutte le cose che hai che il denaro non puo’ comprare.
    “L’oggi è un dono, ecco perché si chiama presente”……


    L'amore

    Una bambina torna dalla casa di una vicina alla quale era appena morta, in modo tragico, la figlioletta di otto anni. "Perché sei andata?" le domandò il padre. "Per consolare la sua mamma". "E che potevi fare, tu così piccola, per consolarla?" "Le sono salita in grembo e ho pianto con lei". Se accanto a te c'è qualcuno che soffre, piangi con lui. Se c'è qualcuno che è felice, ridi con lui. Amare è partecipare, completamente, con tutto l'essere. L'amore sconvolge tutte le regole della matematica. Perché è l'unico tesoro che si moltiplica per divisione. E' l'unico dono che aumenta quanto più ne sottrai. L'amore sconvolge tutte le regole dell'economia. Perché è l'unica impresa nella quale più si spende e più si guadagna. Regalalo, buttalo via, spargilo ai quattro venti, vuotati le tasche e domani ne avrai più di prima.
    don Caio!


    May 16

    Il silenzio

    Per favore. Lasciatemi, una volta tanto, prendere la parola.
    Lo so che è paradossale che il silenzio parli. E' contrario al mio carattere schivo e riservato.
    Però sento il dovere di parlare: voi uomini non mi conoscete abbastanza!
    Ecco, quindi, qualcosa di me.
    Intanto le mie origini sono assolutamente nobili.
    Prima che il mondo fosse, tutto era silenzio. Non un silenzio vuoto, no, ma traboccante.
    Così traboccante che una parola sola detta dentro di me ha fatto tutto!
    Poi, però, ho dovuto fare i conti con una lama invisibile che mi taglia dentro: il rumore!
    Ebbene lasciate che ve lo dica subito: non immaginate cosa perdete ferendomi! Il baccano non vi dà mai una mano!
    Io, invece, sì.
    Io sono un'officina nella quale si fabbricano le idee più profonde, dove si costruiscono le parole che fanno succedere qualcosa.
    Io sono come l'uovo del cardellino: la custodia del cantare e del volare. Simpatico, no?
    Io segno i momenti più belli della vita: quello dei nove mesi, quello delle coccole, quello dello sguardo degli innamorati...
    Segno anche i momenti più seri: i momenti del dolore, della sofferenza, della morte.
    No, non mi sto elogiando, ma dicendo la pura verità.
    Io mi inerpico sulle vette ove nidificano le aquile. Io scendo negli abissi degli oceani. Io vado a contare le stelle...
    Io vi regalo momenti di pace, di stupore, di meraviglia.
    Io sono il sentiero che conduce al paese dell'anima. Sono il trampolino di lancio della preghiera. Sono, addirittura, il recinto di Dio!
    Ecco qualcosa di me.
    Scusatemi se ho interrotto i vostri rumori e le vostre chiacchiere.
    Prima di lasciarci, però, permettete che riassuma tutto in sole quattro parole:
    Custoditemi e sarete custoditi!
    Proteggetemi e sarete protetti!

    Dal vostro primo alleato
    Il Silenzio

    (P. Pellegrino)