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    February 27

    Con lo sguardo giusto: i tre spaccatori di pietre

    Durante il Medioevo, un pellegrino aveva fatto voto di raggiungere un lontano santuario, come si usava a quei tempi.

    Dopo alcuni giorni di cammino, si trovò a passare per una stradina che si inerpicava per il fianco desolato di una collina brulla e bruciata dal sole. Sul sentiero spalancavano la bocca grigia tante cave di pietra. Qua e là degli uomini, seduti per terra, scalpellavano grossi frammenti di roccia per ricavare degli squadrati blocchi di pietra da costruzione.

    Il pellegrino si avvicinò al primo degli uomini. Lo guardò con compassione. Polvere e sudore lo rendevano irriconoscibile, negli occhi feriti dalla polvere di pietra si leggeva una fatica terribile. Il suo braccio sembrava una cosa unica con il pesante martello che continuava a sollevare ed abbattere ritmicamente.

    «Che cosa fai?», chiese il pellegrino.

    «Non lo vedi?» rispose l'uomo, sgarbato, senza neanche sollevare il capo. «Mi sto ammazzando di fatica».

    Il pellegrino non disse nulla e riprese il cammino.

    S'imbatté presto in un secondo spaccapietre. Era altrettanto stanco, ferito, impolverato.

    «Che cosa fai?», chiese anche a lui, il pellegrino.

    «Non lo vedi? Lavoro da mattino a sera per mantenere mia moglie e i miei bambini», rispose l'uomo.

    In silenzio, il pellegrino riprese a camminare.

    Giunse quasi in cima alla collina. Là c'era un terzo spaccapietre. Era mortalmente affaticato, come gli altri. Aveva anche lui una crosta di polvere e sudore sul volto, ma gli occhi feriti dalle schegge di pietra avevano una strana serenità.

    «Che cosa fai?», chiese il pellegrino.

    «Non lo vedi?», rispose l'uomo, sorridendo con fierezza.

    «Sto costruendo una cattedrale».

    E con il braccio indicò la valle dove si stava innalzando una grande costruzione, ricca di colonne, di archi e di ardite guglie di pietra grigia, puntate verso il cielo.
     
    Per i miei studenti: la fatica dello studio la si può vivere in tanti modi. Brontolando, lamentandosi, guardando solo alla fatica in se, senza metterci un significato, un orizzonte più grande. Oppure, alzando lo sguardo e ampliando il nostro orizzonte, possiamo viverla accorgendosi che stiamo costruendo oggi la "cattedrale della nostra vita".
    Per tutti noi: senza un orizzonte più grande che dia significato a quanto compiamo, la fatica, la delusione, la sofferenza prima o poi ci porteranno ad arrenderci, a darci per sconfitti. Ma se cominciamo ad osservare a quanto ogni giorno ci è dato di vivere con lo sguardo giusto, nella pace o nella tempesta, riusciremo sempre ad alzarci, perché il nostro cuore è già immerso in qualcosa di più grande!
    Sempre vostro
    don Caio SdB  
     
    February 21

    Domani si replica!

    Proprio così... domani si replica con i ritiri!
    Questa volta tocca alla 1^ liceo B e alla 1^ ITC.
    Inutile dirvi, cari amici, che mi raccomando anche alle vostre preghiere affinché possa essere un'esperienza bella di riflessione, divertimento, amicizia e soprattutto di Dio, per tutti i ragazzi e gli animatori che parteciperanno.
    Sempre vostro, don Caio SdB.
     
    PS: Una preghiera speciale per il nostro amato e stimato professore Matteo Baldo.
     
    February 17

    Di ritorno da Roma

    Ed eccomi qui! Siamo tornati sani e salvi anche questa volta. Nonostante la sfacchinata Verona-Roma, Roma Verona in macchina, sono stato molto contento di questi giorni di Convegno! A partire dal tema... educare le vocazioni con il cuore di don Bosco. Devo ammettere che i tre relatori hanno lasciato degli echi molto grandi in me, soprattutto mi hanno portato a verificare molti miei modi di fare: e così questi tre gironi si sono trasformati anche in un bellissimo confronto con don Bosco e un acceso "esame di coscienza".

    Uno degli interventi ricordava che CHI AMA, CHIAMA richiamando al fatto che Dio continuamente vuole incontrare l'uomo e che continuamente vuole avere bisogno di lui rinunciando anche alla sua "onnipotenza" pur di poter camminare e relazionarsi con la sua creatura, per fare insieme il cammino verso la felicità autentica. Veniva inoltre ricordato che i giovani, ogni giovane (ma possiamo estenderlo a ogni cristiano), è chiamato alla responsabilità di rispondere alla chiamata di Dio e dunque a come nell'accompagnare i giovani a scoprire il volto di questa chiamata fosse un ruolo delicato e da fare continuamente nella preghiera, nell'ascolto di Dio.

    L'ultimo incontro ripercorreva il modo di fare di don Bosco. Questo per me è stato un fantastico viaggio nel cuore di nostro padre Don Bosco. Il guardare alla sua vita consegnata a Dio per i giovani, il suo inesauribile e continuo lavorare per Lui e loro, la sua fiducia incondizionata nella Provvidenza, la sua grande e immensa passione che lo accendeva di amore autentico per i giovani e Dio e che lo portava a pagare di persona con sofferenze grandi, mi hanno infuso una gioia incontenibile per il fatto di essere figlio spirituale di questo grande uomo (santo) e consolidato il desiderio di somigliarli sempre più.

    Cari amici... voi sapete quanto lontano sono ancora dall'assomigliarli veramente... vi chiedo quindi un aiuto in più nella preghiera!

    Da par mio cercherò di aumentare la mia preghiera e il mio affidamento a Lui affinché le vostre vite siano sempre piene del suo Amore, della sua presenza che da vita, e perché con il Suo aiuto, impari a spendermi sempre più per ognuno di voi!!!

    sempre vostro,

    don Caio SdB

     

    DonBosco1

    February 13

    A Roma!

    Carissimi amici,
    sono nuovamente in viaggio. Domani mattina, infatti, partirò per Roma (precisamente per Genzano), dove con altri confratelli salesiani, parteciperò ad un convegno sull'accompagnamento vocazionale!
    L'esperienza dalle premesse si presenta oltre che interessante, anche molto arricchente a livello personale!
    Vi chiedo pertanto un ricordo nella preghiera affinché possa essere un'occasione per porsi meglio in ascolto di Dio, del suo Amore, e così anche di tutti i giovani e le persone che mi donerà di conoscere e incontrare!
    Ci abbraccio tutti fraternamente in don Bosco,
    sempre vostro don Caio SdB   
     
    PS: ci sentiamo al ritorno!
    February 12

    Noi degli anni 70

    E' arrivata via mail... e oltre ad avermi fatto sorridere, mi è piaciuta perché è vera, anche se un pò nostalgica!

     

    Noi che ci divertivamo  anche facendo "Strega comanda colore.

    Noi che  facevamo "Palla Avvelenata".

    Noi che giocavamo regolare a  "Ruba Bandiera".

    Noi che non mancava neanche "dire fare  baciare lettera testamento".

    Noi che ci sentivamo  ricchi se avevamo "Parco Della Vittoria e Viale Dei  Giardini".

    Noi che i pattini avevano 4 ruote e si  allungavano quando il piede cresceva.

    Noi che  mettevamo le carte da gioco con le mollette sui raggi della  bicicletta.

    Noi che chi lasciava la scia più lunga nella  frenata con la bici era il più figo.

    Noi che "se ti  faccio fare un giro con la bici nuova non devi cambiare le  marce".

    Noi che passavamo ore a cercare i buchi sulle  camere d'aria mettendole in una bacinella.

    Noi che ci  sentivamo ingegneri quando riparavamo quei buchi col tip-top.

    Noi che il Ciao si accendeva pedalando.

    Noi che  suonavamo al campanello per chiedere se c'era l'amico in  casa.

    Noi che facevamo a gara a chi masticava più  bigbabol contemporaneamente.

    Noi che avevamo adottato  gatti e cani randagi che non ci hanno mai attaccato nessuna  malattia mortale anche se dopo averli accarezzati ci  mettevamo le dita in bocca.

    Noi che quando starnutivi,  nessuno chiamava l'ambulanza.

    Noi che i termometri li  rompevamo, e le palline di mercurio giravano per tutta  casa.

    Noi che dopo la prima partita c'era la rivincita,  e poi la bella, e poi la bella della bella..

    Noi che  se passavamo la palla al portiere coi piedi e lui la prendeva  con le mani non era fallo.

    Noi che giocavamo a "Indovina  Chi?" anche se conoscevi tutti i personaggi a  memoria.

    Noi che giocavamo a Forza 4.

    Noi che  giocavamo a fiori frutta e città (e la città con la D era  sempre Domodossola).

    Noi che ci mancavano sempre quattro  figurine per finire l'album Panini.

    Noi che ci  spaccavamo le dita per giocare a Subbuteo.

    Noi che  avevamo il "nascondiglio segreto" con il "passaggio  segreto".

    Noi che giocavamo per ore a "Merda" con le  carte.

    Noi che le cassette se le mangiava il  mangianastri, ci toccava Riavvolgere il nastro con la  BIC.

    Noi che in TV guardavamo solo i cartoni  animati.

    Noi che avevamo i cartoni animati  belli.!!

    Noi che litigavamo su chi fosse più forte  tra Goldrake e Mazinga (Goldrake, ovvio..)

    Noi che  guardavamo "La Casa Nella Prateria" anche se metteva  tristezza.

    Noi che abbiamo raccontato 1.500 volte  la barzelletta del fantasma formaggino.

    Noi che alla  messa ridevamo di continuo. Noi che si andava a messa se no erano legnate.

    Noi che si bigiava a messa. Noi che ci  emozionavamo per un bacio su una guancia.

    Noi che non  avevamo il cellulare per andare a parlare in privato sul  terrazzo.

    Noi che i messaggini li scrivevamo su dei  pezzetti di carta da passare al compagno.

    Noi che si  andava in cabina a telefonare.

    Noi che c'era la Polaroid  e aspettavi che si vedesse la foto.

    Noi che non era  Natale se alla tv non vedevamo la pubblicità della Coca Cola  con l'albero.

    Noi che le palline di natale erano di vetro  e si rompevano.

    Noi che al nostro compleanno  invitavamo tutti, ma proprio tutti, i nostri compagni di classe.

    Noi che facevamo il gioco della bottiglia  tutti seduti per terra.

    Noi che alle feste stavamo  sempre col manico di scopa in mano.

    Noi che se  guardavamo tutto il film delle 20:30 eravamo andati a Dormire tardissimo.

    Noi che guardavamo film dell'orrore  anche se avevi paura.

    Noi che giocavamo a calcio con  le pigne.

    Noi che le pigne ce le tiravamo  pure.

    Noi che suonavamo ai campanelli e poi scappavamo.

    Noi che nelle foto delle gite facevamo le corna  e eravamo sempre sorridenti.

    Noi che il bagno si  poteva fare solo dopo le 4.

    Noi che a scuola andavamo con  cartelle da 2 quintali.

    Noi che quando a scuola c'era  l'ora di ginnastica partivamo da casa in tuta.

    Noi  che a scuola ci andavamo da soli, e tornavamo da soli.

    Noi che se a scuola la maestra ti dava un  ceffone, la mamma te ne dava 2.

    Noi che se a scuola la  maestra ti metteva una nota sul diario, a casa Era il  terrore.

    Noi che le ricerche le facevamo in biblioteca,  mica su Google.

    Noi che internet non  esisteva.

    Noi che "Disastro di Cernobyl" vuol dire che  non potevamo bere il latte alla mattina.

    Noi che  compravamo le uova sfuse, e la pizza alta un dito, con la  carta del pane che si impregnava d'olio.

    Noi che non  sapevamo cos'era la morale, solo che era sempre quella..fai  merenda con Girella.

    Noi che si poteva star fuori in  bici il pomeriggio.

    Noi che se andavi in strada non era  così pericoloso.

    Noi che però sapevamo che erano le 4  perché stava per iniziare BIM BUM BAM.

    Noi che  sapevamo che ormai era pronta la cena perché c'era Happy Days.

    Noi che il primo novembre era "Tutti i santi", mica Halloween!!!

    Che fortuna  amici!

    bigbabol73

    February 08

    Ritiri

    Amici carissimi,
    oggi comincio i ritiri di quaresima per i ragazzi delle prime liceo: oggi e domani 1^ C scientifico e IV Ginnasio.
    Chiedo a tutti voi una preghiera per il buon esito di questa esperienza.
    con affetto sincero don Caio SdB
    February 06

    Buona Quaresima

    STORIE DI IERI E DI OGGI

       

    C'era una volta un uomo di nome George Thomas, era pastore protestante e viveva in un piccolo paese. Una mattina della Domenica di Pasqua stava recandosi in Chiesa, portando con sé una gabbia arrugginita.

    La sistemò vicino al pulpito. La gente era alquanto scioccata. Come risposta alla motivazione, il pastore cominciò a parlare.....

     "Ieri stavo passeggiando quando vidi un ragazzo con questa gabbia. Nella gabbia c'erano tre uccellini, tremavano dal freddo e per lo spavento. Fermai il ragazzo e gli chiesi:"Cos'hai lì, figliolo?". "Tre vecchi uccellini" fu la risposta. "Cosa farai di loro?" chiese "Li porto a casa e mi divertirò con loro", rispose il ragazzo. "Li stuzzicherò, strapperò le piume così litigheranno. Mi divertirò tantissimo". "Ma presto o tardi ti stancherai di loro. Allora cosa farai?". "Oh, ho dei gatti," disse il ragazzo. "A loro piacciono gli uccelli, li darò a loro".

    Il pastore rimase in silenzio per un momento. "Quanto vuoi per questi uccelli, figliolo?"."Cosa??!!! Perché, mica li vorrai signore, sono uccelli di campo, niente di speciale. Non cantano. Non sono nemmeno belli!" "Quanto?" chiese di nuovo il pastore. Pensando fosse pazzo il ragazzo disse, "100 € ?" I l pastore prese 100 € dalla sua tasca e li mise in mano al ragazzo. Come un fulmine il ragazzo sparì. Il pastore prese la gabbia e con delicatezza andò in un campo dove c'erano alberi e erba. Aprì la gabbia e con gentilezza lasciò liberi gli uccellini.

    Così si spiega il motivo per la gabbia vuota accanto al pulpito.

     Poi iniziò a raccontare questa storia. Un giorno Satana e Gesù stavano conversando. Satana era appena ritornato dal Giardino dell'Eden, era borioso e si gonfiava di superbia. "Sì, Signore, ho appena catturato l'intera umanità. Ho usato una trappola che sapevo non avrebbe trovato resistenza, ho usato un'esca che sapevo ottima. Li ho presi tutti!" "Cosa farai con loro?" chiese Gesù Satana rispose: "Oh, mi divertirò con loro! Gli insegnerò come sposarsi divorziare, come odiare e farsi male a vicenda, come bere e fumare e bestemmiare. Gli insegnerò a fabbricare armi da guerra, fucili e bombe e ammazzarsi fra di loro. Gli renderò tristi togliendo loro i sogni, la speranza, il futuro. Mi divertirò un mondo!" "E poi, quanto hai finito di giocare con loro, cosa ne farai?", chiese Gesù. "Oh, li ucciderò," esclamò Satana con superbia. "Quanto vuoi per loro?" chiese Gesù. "Ma va, non la vuoi questa gente. Non sono per niente buoni, sono cattivi. Li prenderai e ti odieranno. Ti sputeranno addosso, ti bestemmieranno e ti uccideranno. No, non puoi volerli!!" "Quanto?" chiese di nuovo Gesù. Satana guardò Gesù e sogghignando disse: "Tutto il tuo sangue, tutte le tue lacrime e la tua vita." Gesù disse: "Affare fatto!". E poi Gesù pagò il prezzo.

    Il pastore prese la gabbia e lasciò il pulpito.

     

    Una storiella semplice, forse non proprio ortodossa, ma che vuole ricordarci il senso di questo cammino di Quaresima: preparare il cuore a ringraziare, ringraziare per il dono più bello che c'è stato fatto... la nostra salvezza! Questo periodo possa aiutarci a "convertirci", ossia a tornare al Signore e alle persone che amiamo con un cuore grande, ricco di gratitudine per un dono che non speravamo, non meritavamo, ma che Dio nel suo amore ha comunque voluto farci pagando di persona!

    Un tempo di prova, una palestra del cuore, per poter imparare ad amare sull'esempio di chi ci ha amati... ecco il senso del sacrificio, il senso del digiuno. Per fare spazio in noi, fare spazio per la sua Parola, fare spazio per la sua presenza, per il suo Amore, per il suo dono di salvezza. Per non perdere quel "cielo" che Lui ci ha già riconsegnato, riaperto, donandoci di essere figli suoi.

    Auguro a me e a tutti voi Buona Quaresima,

    buon cammino.

    don Caio SdB.

     

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