don Claudio's profiledon ClaudioPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
|
|
October 27 Assente giustificato! Scusate!Purtroppo in questi giorni non riesco più di tanto ad aggiornare il blog e a rispondere alle vostre tantissme mail perché sono leggermente congestionato da appuntamenti inderogabili! Si è appena concluso l'incontro di Giovani per i Giovani a Padova e domani parto con i ragazzi di seconda superiore della scuola per l'avventura dei ritiri! Termineremo Venerdì sera!
Vi chiedo di perdonarmi se non riuscirò farmi sentire vicino!
Se potete poi accompagnarmi con la preghiera, ve ne sarei grato!
Gesù vi ricompensi!
sempre vostro in don Bosco
October 18 Un pomeriggio...Incredibilmente oggi ho quasi una mezza giornata libera, da potermi dedicare! Non nascondo che mi sento quasi perso, abituato come sono a pensare ai problemi degli altri, in particolare dei miei giovani e della mia famiglia che nonostante la lontananza fisica è sempre presente nel mio cuore (e come potrebbe essere diverso). Una mezza giornata libera… non mi capitava più da tanto! Ne ho approfittato per pregare un po’ di più, rimanere unito a quell’Unico che un giorno dicendomi: “Ti Voglio Bene” mi ha rapito il cuore! Quel giorno è bastato poco, uno sguardo e non ho avuto più dubbi sul consegnare la mia vita a Lui. Mi sentivo felice e mi sento tutt’ora tale! E’ sempre in questi momenti di preghiera che sento forte il suo abbraccio! La cosa più bella però è sentire che quell’abbraccio non è solo per me… è per tutti coloro a cui mi invia! E’ così che sento nascere il desiderio di poter ridare tutto, o almeno parte, di questo abbraccio… ridarlo ai “miei” giovani, ai “miei” confratelli, alle persone che amo e non. Un abbraccio così non puoi, non riesci a trattenertelo per te! E così nella preghiera ecco che tanti volti, storie di vita, nomi… cominciano ad affollare la mia bocca, il mio cuore. E ancora una volta mi accorgo che sono tanto più mio quanto sono Suo per gli altri! Il “mio” pomeriggio è diventato il mio e il Suo, il Nostro… e così facendo è diventato anche il “loro” pomeriggio! Una delle riflessioni che più mi ha coinvolto è stata quella di pensare al mio ufficio. Non per quanto riguarda la struttura della stanza o l’arredamento o il disordine che spesso regna sovrano (maledetta fretta…!) Ma per tutti gli incontri che lì avvengono. Incontri di cuori che si aprono, che piangono, che ridono, che sono preoccupati, che cercano luce, comprensione, sfogo… Ripenso a quanti altri non si fanno vedere, scappano, si nascondono o semplicemente non lo sanno! E così prego anche per questi. Non li conosco, non conosco le loro sofferenze, ma le affido a Lui assieme a quelle che già affollano le mie preghiere. Ripenso alla fatica di ascoltare bene, non con le orecchie soltanto, ma con tutto me stesso: a volte è stremante! Mi consola la gioia grande e la serenità che nascono da questo stesso ascolto e la sofferenza che mi procura il sapere che non ho tanto tempo per farlo. Bussano e ribussano. Ora solo per salutare, ora per dirmi che hanno bisogno di coccole, ora per comunicarmi una piccola grande conquista, ora per prendermi in giro, ora ancora perché le lacrime sono pesanti da portare da soli! In alcuni momenti mi sembra di essere davanti a “Camera caffè” la trasmissione di Italia 1 (almeno penso… non sono esperto in merito). Concludo così: Signore, in questo pomeriggio dammi la forza di essere tuo strumento: a volte mi sento troppo fragile! Dammi la gioia di scoprire che attraverso le mie mani agiscono le tue mani, che attraverso le mie parole passano le tue, che attraverso il mio sorriso si apre il tuo! La fatica lasciala pure a me, ma Tu giungi a loro! E voi ragazzi, miei piccoli grandi amici di ogni giorno tornate a bussare senza paura di disturbare… chissà che tra le tante cose storte che vi trasmetto possa arrivare al vostro cuore anche le cose meravigliose che Lui desidera donarvi!!! Che sia questo il mio “dare a Dio quel che è di Dio?”. Non lo so; lo spero… è tanto bello! Vostro in don Bosco Don Caio SdB
October 17 La vita e la preghieraMarco 14:37 Poi venne, li trovò che dormivano e disse a Pietro: «Simone! Dormi? Non sei stato capace di vegliare un’ora sola? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole»
Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti. Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato. Il giovane francescano arrivò al crocevia in silenzio, i suoi stessi passi sembravano non fare rumore. Le braccia si perdevano dentro le maniche dell’abito, mentre il viso, incorniciato da una rada barba, era rivolto verso il basso, come in meditazione. Sembrava non accorgersi di ciò che aveva intorno e quasi rotolò addosso al vecchio. - Mi dispiace… - balbettò scusandosi - non mi ero accorto di essere uscito dal sentiero… ero assorto e… - Non si preoccupi, capisco bene come la preghiera possa coinvolgere a tal punto da far dimenticare tutto il resto - Già, ma non stavo pregando, magari! - Cosa intende? - Che è da un po’ che non riesco più a pregare, ma non voglio annoiarla - No, non si preoccupi. Si vede che ha bisogno di parlarne e, devo ammettere, che io non ho altri impegni urgenti - sorrise il vecchio. Il francescano si sedette accanto a lui: - Vede, io sono un novizio e domani dovei prendere i voti definitivi, ma negli ultimi tempi sono assalito dai dubbi - Non ho mai sentito che i dubbi siano una cattiva cosa - Sì, è vero, ma se si riesce a superarli, io invece è molto che vi sono impantanato e non ne vengo fuori - Di che tipo di dubbi stiamo parlando? Temi che quella che stai per scegliere non sia la tua strada? - In un certo senso… mi viene chiesto di seguire Francesco sulle orme di Cristo, ma come posso esserne capace? Io su di loro ho letto parecchio, ma sarà sufficiente? - No, non credo - rispose il vecchio sornione - se fosse così credo che il cristianesimo si sarebbe estinto da tempo… - Infatti! Anche voi mi date ragione, non sono tagliato per quest’abito - Io veramente non ho detto questo. Anzi, sinceramente, credo che se siete arrivato fino alla soglia dei voti definitivi è perché qualcuno vi ha chiamato e voi avete risposto. Quello che invece vedo adesso è solo un uomo che ha paura e che si sta lasciando vincere da questa paura - Voi dite? L’unica paura che ho è che non sono in grado di rendere testimonianza all’abito che porto - Finché continuate così, no di sicuro - Cosa intendete? - Smettetela di guardare per terra e guardatevi intorno, cosa vedete? Il giovane alzò lo sguardo e sembrò vedere il crocevia per la prima volta. - Vedo alberi verdi, vedo un cielo azzurro, vedo bianche nuvole e l’oro del sole… - E poi? - …il volo degli uccelli, la corsa della volpe, il lavorio dell’ape… - E cos’altro? - …la gente che cammina, i loro volti… sono tristi, pensierosi, gioiosi, allegri… - E cosa vi ricorda questo? Il francescano rimase in silenzio continuando a guardarsi intorno e intanto il suo volto si riempiva di colore, diventando sempre più luminoso, poi improvvisamente scattò in piedi e iniziò quasi a cantare: - Laudato sii, o mi Signore, per tutte le tue creature! - si voltò di nuovo verso il vecchio - Grazie! Grazie davvero! Mi avete fatto ricordare tutto quello che sapevo, ma avevo dimenticato. Avevate ragione, avevo fatto vincere la paura e avevo dimenticato la preghiera e la vita - Sì,- sorrise il vecchio - la vita e la preghiera… - Sono come un cuore che pulsa, insieme portano la vita, da sole non hanno significato… Il vecchio tacque, tanto il giovane non lo avrebbe più potuto sentire, si era allontanato saltellando e declamando a gran voce il Cantico delle creature. Qualche passante si fermava a guardarlo torvo, qualche altro gli sorrideva e rispondeva recitando qualche strofa. Il saggio guardò un gruppo di uccellini che sembrava accompagnare il giovane mentre tornava dalla strada per cui era venuto cinguettando ad ogni strofa, poi tornò a fissare il crocevia.
October 14 Se sbagliamo il rapporto con il sesso e con l'amore, sbagliamo tutta la nostra vitadi Don Nicolò Anselmi
La settimana scorsa Roberto Benigni ha tenuto incollati al televisore (per 2 ore e 40 finalmente senza break pubblicitari) circa dieci milioni di italiani. Molti di loro giovani, a giudicare dagli sms che ho ricevuto 'sto guardando Benigni, parla d'amore, è bellissimo', 'Benigni è un grande', 'che bello' rigorosamente senza firma né punteggiatura. Fra i telespettatori c'ero anch'io. Attraverso il quinto canto dell'Inferno, ci ha parlato della cosa più bella e importante della vita: l'amore. Lo ha fatto con una delicatezza ed una profondità che ha toccato il cuore di tutti. Ci ha parlato della bellezza… ci ha fatto emozionare con il bello della poesia. Ha parlato dell'amore come la questione centrale dell'uomo di sempre, l'unica realtà interessante per cui merita vivere. Lo ha fatto soprattutto parlando dell'amore fra un uomo e una donna, fra Paolo e Francesca, parlando della carne e dello spirito, dell'eros e dell'agape. Mi è venuto spontaneo pensare infatti alla prima enciclica di Benedetto XVI 'Deus caritas est'; anche lui ha inizialmente parlato di eros e di agape, continuando poi con l'amicizia, l'amore per i poveri, fino all'amore politico per la società, per tutti. Sono stato colpito da molte delle frasi pronunciate da Benigni, ma in particolare da una: 'Se sbagliamo il rapporto con il sesso e con l'amore, sbagliamo tutta la nostra vita. I lussuriosi sono quelli che hanno scelto il buio degli istinti'.Non si tratta di essere sessuofobi. Si tratta di conoscere un po' dell'animo umano ed alcune storie vere. Cominciando dal mondo degli adulti, in cui spesso una fisicità quotidiana esageratamente coinvolgente stanca psicologicamente. Viene il dubbio che solo la novità possa aiutarci a superare questa noia del sesso e allora si cerca altrove, o altre cose… e le coppie si sfasciano. So che spesso un'uso precoce della sessualità negli adolescenti lascia segni, graffi pesanti nella vita delle persone. Chi ha degli amici veri non ha bisogno di rapporti morbosi ed esclusivi. Vorrei poter dire qualcosa anche sulla pornografia, mai così vicina a chiunque: su internet, alla televisione, in edicola, sui cellulari. Quante persone ho visto diventare schiave di queste immagini, quasi fino alla pazzia. Si tratta di dipendenze simili a quelle delle droghe. Recentemente un mio caro amico mi ha parlato di come la cocaina sia collegata a follie sessuali e quindi al mercato della pornografia: 'in certi momenti, mi raccontava, quando facevo uso di cocaina, vedevo due o tre film pornografici al giorno'. Non sarebbe male recitare qualche Santo Rosario per la conversione dei nostri fratelli direttori di queste multinazionali della pornografia, seminatrici di morte, ed insieme non sarebbe una cattiva idea boicottare le riviste, i quotidiani, le TV che si alimentano di questo mercato. Se Dio è amore, il diavolo è prima di tutto l'anti-amore, è lo svilimento della cosa più bella della vita. Più di una volta ho visto la presenza del maligno in questi discorsi. Non posso nascondere a me stesso che la battaglia fra istinto e ragione, il possesso di passioni regolate dalla razionalità, siano fatti complessi, non facili da affrontare quotidianamente per tutti, anche per i consacrati. Ancora una volta la nostra speranza è prima di tutto in Dio, nella sua grazia, nel suo amore. Parlo di me, così non sbaglio: quando nella preghiera mi sento amato da Dio, anche concretamente, attraverso l'amore del fratello, del prossimo, nell'amicizia vera, sono meno dipendente dai miei bisogni affettivi, soprattutto fisici. Sperimento che la presenza di Gesù in me che si realizza nell'Adorazione o nell'Eucaristia quotidiana (!), nella Riconciliazione frequente, anche settimanale (!) (i biografi di Giovanni Paolo II dicono che si confessava ogni venerdì alle 15, in ricordo della morte di Gesù) la mia prudenza è la prudenza di Gesù, la mia forza diventa la sua forza… Amare è cercare il bene dell'altro. La seconda ancora di salvezza e di gioia sono coloro che amiamo, il compagno o la compagna della nostra vita, gli amici veri, veri fratelli e sorelle che camminano con noi e ci riempiono il cuore di cose belle, dell'amore vero, fino al punto che non c'è più spazio per la spazzatura. Amare Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta la forza e il prossimo come se stessi, vale più di ogni comandamento. Fa' questo e vivrai!
Amore, corpo e responsabilità.Non solo educazione sessuale o all’affettività o all’amore, ma educazione alla responsabilità. Impressionante quanto dichiara uno dei ragazzi di Niscemi. Dopo un delitto da film dell’horror chiede di tornare dalla mamma, perché lui ha confessato, ha detto tutto alla Polizia. Mi ricorda un altro giovane adulto, che ho conosciuto: “È vero, ho ucciso, ma mi sono pentito, ho una ragazza che mi vuole bene, perché debbono condannarmi a vent’anni di carcere?”.
Casi gravi di irresponsabilità ma esistono tanti altri casi minori, del quotidiano, dove il ragazzo,la ragazza, giovane o preadolescente, rifiutano di “pagare” il prezzo delle loro mancanze, perché le hanno confessate. Il termine responsabilità deriva da “rispondere” ma non solo quando si è combinato qualcosa di sbagliato, si è mancato alla legge. Questo è fin troppo chiaro ma esiste un’altra responsabilità: nei confronti di se stessi, di altre persone concrete in famiglia, nella scuola, dove certe decisioni influenzano più o meno pesantemente o felicemente il vissuto della gente.
Certe libertà che si prendono hanno conseguenze per il futuro: vedi l’uso di sostanze e di alcolici, il fumo, il poco rispetto del proprio corpo. Alcune scelte sono irreversibili: “Se ci avessi pensato prima”, dicono spesso coloro che finiscono in carcere, ma anche giovani che non sono più padroni della propria libertà, in ospedale o in comunità terapeutiche in uno dei tentativi di liberarsi dalle dipendenze. La società, micro o macro, piccola o grande, si regge sul senso di responsabilità delle persone: nella misura in cui viene a mancare abbiamo la “giungla” della città.
Un ragazzo o una ragazza maturano quando affrontano con serietà e impegno ma anche con gioia il cammino della responsabilità. Già da piccoli ai ragazzi bisogna chiedere responsabilità, esercitarli con interventi ragionevoli alle piccole responsabilità che vanno dai servizi a tavola all’ordine nelle proprie cose alla pulizia personale all’uso del proprio tempo e, man mano che crescono, ai gesti di gratuità nel volontariato. a qualità della vita dipende dal come siamo responsabili verso chi non può ricambiare perché bimbo, perché debole, perché povero, perché solo, perché straniero.
Nella continuità con il discorso sull’educazione all’amore, è molto importante sentirsi responsabili del cammino da affrontare per raggiungere la maturità dell’amore, curando il proprio corpo, avendo per esso quel rispetto che si deve perché è il biglietto da visita, che noi presentiamo agli altri, è il dono che porta impresso “il marchio di fabbrica” della nostra famiglia. Attraverso il corpo noi comunichiamo amore, possiamo generare una vita come attraverso il corpo possiamo comunicare odio, violenza, morte.
Si parla molto di linguaggio del corpo: nascono palestre per renderlo forte, robusto, immagine che attrae. La moda, il piercing e il tattoo sono parte di questo mercato del corpo, ma il vero problema è di dargli un’anima per renderlo bello dentro. È un compito di responsabilità che coinvolge la famiglia, gli educatori, i giovani stessi, che devono scegliere in un mondo che parla di libertà, ma impone stili di vita, che non aiutano ad essere liberi per amare né il corpo né le persone.
October 11 La castità ai tempi del consumismo. “Se la conosci, non ti uccide!”Di Vittorio Chiari
Parlare di castità risulta impopolare nella cultura del possesso, del consumo, dell’aver tutto, subito, senza fatica. Nella cultura della libertà molti sospettano che la castità sia contro di essa. Nella logica dell’usa e getta, il discorso non regge di fronte agli interessi commerciali, al divertimento da godere subito: “La felicità odierna – annotava Fromm – consiste nel divertirsi. Divertirsi significa consumare, comprare cibi, bevande, sigarette, gente, libri, films: tutto è consumato e inghiottito. Il nostro carattere è congegnato in modo da scambiare e ricevere, da barattare e consumare; tutto, sia le cose spirituali, sia quelle materiali, diviene oggetto di scambio e di consumo”.
La sessualità viene consumata, con la benedizione di tanti “saggi” laicisti, che ne hanno una visione riduttiva, coltivando una innaturale frattura tra sessualità e persona, tra persona e progetto di vita. Questi nuovi profeti difendono a denti stretti la libertà sessuale, ne fanno una battaglia di civiltà sui giornali e in Tv, irridendo al moralismo dei bigotti, tra i quali non stentano a mettere i Pontefici, che parlano di castità come scelta radicale che sa di Vangelo di Cristo, sia nella preparazione al matrimonio che nella famiglia o nella vita consacrata.
Non vale la pena scandalizzarsi e neppure di scadere in polemiche sterili! Dobbiamo invece sentire “irrinunciabile” il compito di educare alla castità, che rende capaci le persone di rispettare e di promuovere il significato del proprio corpo, di orientare la sessualità al servizio dell’amore e di integrarla nello sviluppo della personalità, secondo la legge dell’amore che Dio ha posto nel cuore dell’uomo.
“Quando la Chiesa parla di sessualità, ci si aspetta che dia norme e divieti. In realtà, scrive il cardinal Martini, la Chiesa non fa altro che leggere la comune saggezza dei popoli alla luce del Vangelo… Anche la morale laica, non prevenuta, sa indicare che cosa è lecito e che cosa non è, qual è il significato della sessualità e cosa la realizza o non la realizza”.
“Anche coloro che si ribellano alle esigenze della norma morale, che deridono sovente e disprezzano come spiriti deboli e prigionieri quanti si fanno scrupolo d’offenderla, che millantano l’apologia della licenza e dell’indifferenza morale, sentono nel segreto della coscienza il disagio della loro posizione, ammirano e rimpiangono, spesso senza dirlo, e spesso nascondendo con il sarcasmo la loro inferiorità, il fenomeno di bellezza, di fortezza di chi testimonia la legge morale” (Paolo VI).
La castità è un atteggiamento molto bello e va colto nel suo rapporto con la bellezza dell’amore ma da chi andare a scuola per imparare ad amare? Quando parlo ai giovani, pur riconoscendo l’apporto delle scienze umane, presento loro la testimonianza esigente e sconvolgente di Gesù Cristo: è Lui che insegna ad amare gli uomini e le donne, senza possederli o dominarli, Lui che indica lo stile e la misura dell’amore.
Quando interrogo i ragazzi, indicano come maestri i propri genitori, solo uno o due, mi risponde: “Gesù Cristo”, esitando, in forma interrogativa. I giovani, oltre a considerarmi un reperto archeologico, affermano essere improponibile il discorso cristiano sull’amore e sulla castità. Tuttavia, oggi più di un tempo, ho trovato giovani, che vogliono sentirsi protagonisti nell’instaurare con gli altri rapporti più ricchi di umanità, di rispetto, riconoscendo, nella castità, la possibilità di soddisfare le aspirazioni più profonde dell’animo.
Solamente chi è libero, può amare e la castità è libertà! “Se la conosci, non ti uccide!”. E’ una battuta di un giovane oratoriano, che suscita sorrisi ma è significativa e impegna gli educatori a presentarla alla luce della Parola di Dio, dei Documenti della Chiesa, che considerano la castità punto di partenza per amare in grande e non un limite!
October 09 Occhio, quel Kakà gioca con lorodel diavolo Berlicche al nipote
Mio caro Malacoda, vedi di metterti sulle tracce di questo Kakà, un brasiliano che fa il calciatore in Italia, uno che si professa molto credente. Ma non è questo che mi disturba, sono tanti i calciatori che si fanno il segno della croce prima di entrare in campo, gli allenatori che agitano acqua benedetta, si tratta a volte di una forma di fede che fa sorridere per la sua ingenuità e spesso sa di scaramanzia mascherata. Non mi preoccupa neanche il fatto che questo vada oltre un generico «io credo in Dio. è lui che mi dà la forza di fare quello che faccio. se gioco bene è perché Dio lo vuole», quanto piuttosto che pensi che questa sua fede abbia delle conseguenze. Non sono rimasto colpito dal fatto che abbia detto di essere arrivato vergine al matrimonio, e che questo sia successo realmente (cerca di capirmi, la botta mediatica è stata enorme, e per noi tremenda, ma un valore può sempre essere trasformato in una moda), quello che realmente mi infastidisce è vedere nel 2007 un giovane che pensi che la fede sia incidente sulla vita, ritenga che Dio, oltre che ispirarlo, possa anche chiedergli qualcosa. Il pericolo per noi non sono le supposte conseguenze etiche della fede, ma il suo non essere più afasica. Non è la coerenza morale di Kakà che ci deve allarmare, ma la sua cogenza logica. Non so se lo faccia in modo riflesso, ma quando dice «la Bibbia insegna che il vero amore si raggiunge solo con le nozze», torna a legare ciò che eravamo riusciti a separare per secoli: l'essere e la presenza. In modo molto pratico, stanco di cercare argomenti per dimostrare che Dio non c'è, l'uomo moderno si era accucciato nella rassicurante ipotesi che Dio se c'è non c'entra, c'è ma non è presente, si può, anzi si deve vivere "come se non ci fosse". Come sa chiunque sia andato in macchina con la fidanzata con seduti dietro i genitori di lei, come sa chiunque abbia giocato a pallone con il padre a bordo campo, come sa chiunque abbia parlato in pubblico davanti al suo maestro. la sola presenza, anche silenziosa, cambia il modo di vivere. A prescindere dalla sua coerenza - ma la coerenza non è mai stata una virtù, semmai un miracolo e per questo doppiamente pericolosa - uno che dice che Dio "insegna" dimostra un atteggiamento dal nostro punto di vista nefasto. Perché vuol dire che c'è qualcosa da imparare, che lo spontaneismo non è un valore (semmai lo è la spontaneità con cui si aderisce all'insegnamento). Perché vuol dire che l'uomo non è regola a se stesso e questo è contro tutto il nostro dannarci a favore della dannazione universale.
P. S. Datti comunque da fare perché questo Kakà non capisca che il vero nome dell'amore è fedeltà, una virtù che non necessita della reciprocità, come dimostra la storia di Dio con quel popolo che ritiene suo, e come ogni madre e ogni padre capiscono a loro spese. Casto possiamo sopportarlo, fedele sarebbe troppo. Tuo affezionatissimo zio Berlicche October 04 Il Cristianesimo è di "troppa felicità" per noi uomini(da "Quaderni cannibali - www.donboscoland.it)
Ci sembra che non ci si renda conto fino in fondo della gioia che Dio ci vuole gratuitamente donare... Forse perché riteniamo questa gioia come dovuta o frutto di qualche nostro sforzo?! Forse ha ragione Kierkegaard in un frammento del suo Diario: “Capisco sempre più che il Cristianesimo è in fondo di troppa felicità per noi uomini. Si pensi soltanto a quel che significa l’osar credere che Dio è venuto al mondo anche per me: sembra l’empietà più blasfema. Se non fosse stato Dio stesso a dirlo, se fosse stato un uomo ad inventarlo per mostrare l’importanza che ha un uomo agli occhi di Dio, sarebbe stata la più orrenda di tutte le bestemmie. Non è neppure stata inventata per mostrare l’importanza che ha un uomo per Dio, ma per mostrare quale infinito amore è l’amore di Dio. Perché certo è una degnazione infinita che Egli si prenda cura di un passero [Mt 6,26]; ma l’esser Egli nato e aver voluto morire per i peccatori (e un peccatore è ancor meno di un passero)…!” Noi uomini, abili calcolatori e matematici, abbiamo a che fare con una cifra che non è né definita né definibile entro i nostri schemi e ragionamenti a tal punto che non ci rendiamo conto che la nostra fede è di “troppa felicità” per noi uomini. La capacità di stupore e di meraviglia dinanzi allo scorrere di ogni attimo della nostra vita ci possono aiutare a cogliere quella che sembra “l’empietà più blasfema”: un Dio che si fa uomo per amore un Dio che non sa calcolare, un Dio che rischia. Dio, per primo, ha vissuto quanto Madre Teresa diceva a coloro che si recavano da lei animati da buone intenzioni: “Dona fino a provarne dolore”. Camminare nella santità significa lasciarci quotidianamente afferrare e destrutturare da questa “troppa felicità” che trapassa la storia, significa lasciarci stupire da un Dio che ama facendosi uomo “fino a provare dolore”, significa scoprirsi incapaci di accogliere e contenere tale “empietà”. É forse… troppa felicità? October 03 BENEDETTO XVI: OTTOBRE, MESE DEL ROSARIO E DELLA MISSIONECari fratelli e sorelle, questa prima domenica di ottobre ci offre due motivi di preghiera e di riflessione: la memoria della Beata Vergine Maria del Rosario, che ricorre proprio oggi, e l’impegno missionario, a cui il mese è dedicato in modo speciale. L’immagine tradizionale della Madonna del Rosario raffigura Maria che con un braccio sostiene Gesù Bambino e con l’altro porge la corona a san Domenico. Questa significativa iconografia mostra che il Rosario è un mezzo donato dalla Vergine per contemplare Gesù e, meditandone la vita, amarlo e seguirlo sempre più fedelmente. E’ la consegna che la Madonna ha lasciato anche in diverse sue apparizioni. Penso, in particolare, a quella di Fatima avvenuta 90 anni fa. Ai tre pastorelli Lucia, Giacinta e Francesco, presentandosi come "la Madonna del Rosario", raccomandò con insistenza di recitare il Rosario tutti i giorni, per ottenere la fine della guerra. Anche noi vogliamo accogliere la materna richiesta della Vergine, impegnandoci a recitare con fede la corona del Rosario per la pace nelle famiglie, nelle nazioni e nel mondo intero. Sappiamo, tuttavia, che la vera pace si diffonde là dove gli uomini e le istituzioni si aprono al Vangelo. Il mese di ottobre ci aiuta a ricordare questa fondamentale verità mediante una speciale animazione che tende a tener vivo l’anelito missionario in ogni comunità e a sostenere il lavoro di quanti - sacerdoti, religiosi, religiose e laici - operano sulle frontiere della missione della Chiesa. Con speciale cura ci prepariamo a celebrare, il prossimo 21 ottobre, la Giornata Missionaria Mondiale, che avrà come tema: "Tutte le Chiese per tutto il mondo". L’annuncio del Vangelo resta il primo servizio che la Chiesa deve all’umanità, per offrire la salvezza di Cristo all’uomo del nostro tempo, in tante forme umiliato e oppresso, e per orientare in senso cristiano le trasformazioni culturali, sociali ed etiche che sono in atto nel mondo. Quest’anno un ulteriore motivo ci spinge ad un rinnovato impegno missionario: il 50° anniversario dell’Enciclica Fidei donum del Servo di Dio Pio XII, che promosse e incoraggiò la cooperazione tra le Chiese per la missione ad gentes. Mi piace ricordare anche che 150 anni or sono partirono per l’Africa, precisamente per l’attuale Sudan, cinque preti e un laico dell’Istituto di Don Mazza di Verona. Tra loro vi era san Daniele Comboni, futuro Vescovo dell’Africa centrale e patrono di quelle popolazioni, la cui memoria liturgica ricorre il prossimo 10 ottobre. All’intercessione di questo pioniere del Vangelo e dei numerosi altri Santi e Beati missionari, particolarmente alla materna protezione della Regina del Santo Rosario affidiamo tutti i missionari e le missionarie. Ci aiuti Maria a ricordarci che ogni cristiano è chiamato ad essere annunciatore del Vangelo con la parola e con la vita.
|
|
|